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Capraia e Limite si presenta... |
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PERSONAGGIO IMPORTANTE
Leo Negro: E' un personaggio molto importante nella storia di Limite.
È nato a Sestri Ponente il 25 dicembre 1912. Nel 1919 raggiunse il padre emigrato clandestinamente in Egitto dove organizzava i lavoratori.
Durante le lotte degli anni '20 il padre fu espulso dall'Egitto ed emigrò in Francia, mentre il resto della famiglia e Leo vengono a Limite dove vivono i nonni materni.
Nel 1935 entra nel P.C.I. ed organizza gli operai del locale cantiere Picchiotti di Limite dirigendo il lavoro clandestino del cantiere.
Nel 1936 viene arrestato, licenziato e assunto successivamente alla Galileo di Firenze dove contribuisce al lavoro clandestino del P.C.I. nello stabilimento.
Dopo il 1943 dirige la ricostruzione dell'intero comune semidistrutto, organizzando cooperative di edili. Artieri, boscaioli e di consumo.
Fu nominato Presidente della Federazione provinciale cooperative di Firenze, ma gli ultimi anni della sua vita li ha trascorsi dedicandosi all'attività della società Canottieri di Limite della quale era vicepresidente.
E' morto il 31 gennaio 1979.
L'abitato etrusco di Montereggi
La serie di scoperte archeologiche avvenute nella zona di Artimino -Comeana dopo il 1965, hanno consolidato l'ipotesi di un precoce popolamento etrusco lungo questa porzione della riva destra dell'Arno, ove è anche evidente lo sviluppo di una cultura locale dotata di caratteri originali. Tra i ritrovamenti di origine non autoctona sono da evidenziare dei reperti, soprattutto dei corredi tombali, che sono stati riconosciuti come manifestazioni di una importata culturale orientaleggiante.
La spiegazione a tali reperti orientaleggianti, pone in primo piano il ruolo della via fluviale come canale di approvvigionamento di merci orientali e più in generale di penetrazione degli influssi culturali provenienti dell'est del Mediterraneo. A tale fenomeno si tenta di dare una spiegazione connettendo una serie non indifferente di indicazioni documentarie che avvicinano i reperti della zona di Artimino-Comeana ad un complesso di materiali orientaleggianti provenienti dalla Val di Pesa e dal medio corso dell'Elsa. Si presume, quindi con una certa precisione, la presenza di genti che furono in contatto fra di loro, in un territorio che, iniziando da sud nella bassa val di Cecina ed irradiandosi nell'area volterrano-colligiana, prosegue a nord lungo le valli dell'Elsa e della Pesa, per incunearsi, oltre il corso dell'Arno, nella fascia collinare subappenninica.
Se dunque i ritrovamenti, sia locali che orientali, ci attestano le prime manifestazioni della cultura etrusca sulla riva destra dell'Arno, gli studiosi, d'altra parte parlano di occupazione stabile intorno all'area di Monterggi non prima degli inizi del V secolo a.C. Tra le motivazioni che hanno spinto alla scelta di questo sito la più evidente è senz'altro quella che Montereggi si trova su uno dei punti più avanzati del massiccio collinare del Montalbano. Lungo questa dorsale infatti è riconoscibile uno dei più importanti percorsi che conducevano attraverso Pistoia all'arco appenninico.
Tuttavia è giusto sottolineare il fatto che il tipo di accesso da sud e da ovest di gran lunga più importante per Montereggi non può essere stato di natura viaria, quanto fluviale. Solo durante l'avanzata età romana è probabile che siano stati potuti costruire attracchi fluviali di una certa importanza, necessari al rilevante sviluppo, sia sotto il profilo commerciale che demografico, degli abitati di fondovalle quali la ricerca archeologica ha potuto recentemente documentare.
La documentazione sulle attività economiche e produttive della piccola popolazione di Montereggi, si limitano alla testimonianza di una attività vasaria, riferibile al periodo centrale di vita dell'insediamento, ed a più numerose attestazioni di filatura e tessitura, probabilmente condotte in ambito domestico, per la presenza di rocchetti, fuseruole e pesi da telaio. Molto comune è inoltre la fabbricazione casalinga di contenitori domestici da fuoco (olle).
L'aspetto poco raffinato dei contenitori di uso comune contrasta con i materiali che emergono da una fossa per i rifiuti qui rinvenuta. In essa non solo era contenuta una notevole quantità di ceramica dipinta, ma un intero complesso di oggetti, anche metallici, tali da testimoniare un livello di vita abbastanza elevato. La diversità dei reperti ritrovati induce a ritenere che esistessero nell'insieme dell'abitato aree caratterizzate da funzioni diverse.
Verso la metà del I secolo a.C. l'abitato di Montereggi venne abbandonato. L'abbandono del sito è chiaramente in connessione cronologica con la fase ormai avanzata di romanizzazione dell'Etruria centro-settentrionale e settentrionale interna.
Ma la storia di Montereggi non termina del tutto con la rovina definitiva dell'abitato etrusco. Passate le bufere della fine del V e del VI secolo d.C.nelle quali si consumò la fine dell'impero di Roma, il consolidamento del dominio longobardo permise una, sia pure limitata, ripresa del popolamento. Tra la seconda metà del VII e dell'VIII secolo d.C. una piccola comunità si reisediò tra le rovine etrusche che costellavano il poggio, utilizzandone i resti per costruire precarie strutture murarie, formate con pietre, laterizi di copertura e, persino, frammenti di dolia antichi ritrovati sul sito.
Verso la fine del IX secolo anche questa nuova fase di popolamento venne a cessare e, con essa, terminò anche la storia millenaria che aveva legato gli uomini ad una stabile occupazione della collina.
EDIFICI RELIGIOSI
- Abbazia di S. Martino in Campo (Sec. XII )
- Ex Chiesina di Conio ( Sec. XII )
- Chiesa di S. Pietro a Castra ( Sec. XX )
- Chiesa di S. Jacopo a Pulignano (Sec. XII )
- Pieve di S. Stefano ( Sec. XVII) |
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