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SCAVI ARCHEOLOGICI


LA PRESENZA ETRUSCA

I primi abitanti di questa zona furono gli Etruschi e il più antico reperto trovato è la stele del VI secolo a.C. rinvenuta alla Collina presso Iano, che riproduce un guerriero con elmo, lancia e scudo su una pietra tombale sulla quale è scritta l' età del defunto. Tale reperto si trova adesso presso la Soprintendenza Archeologica a Firenze.
Presso Castelfalfi, nel podere "I Bianchi", nel dopoguerra fu incidentalmente trovata una tomba etrusca con urne di stile volterrano. Poco oltre, a Rignano, non è difficile trovare reperti etruschi in superficie, anche se il toponimo è romano. Nel museo comunale sono conservati frammenti di vasi ritrovati in una tomba etrusca scoperta a Poggio all' Aglione, al Ponte all' Ebreo, durante l' ultima guerra. Poco distante alcuni anni dopo è stata trovata anche la tomba di Spillocchi, il cui materiale è a Gambassi.
Più a sud, in località Figline, sono stati rinvenute due urne cinerarie, due stele con scritte e un vaso, conservati adesso nella villa S. Antonio.
E' importante ricordare inoltre che in loc. San Biagio esisteva una miniera sfruttata dagli Etruschi e attualmente vi troviamo l' oratorio paleocristiano di San Biagio, forse costruito su una tomba etrusca.
Reperti etruschi si trovano in superficie presso l' abitato di Santo Stefano e in questa area sono stati recentemente eseguiti scavi archeologici.
Interessanti sono i toponimi etruschi nel territorio di Montaione: Helvula (torrente Evola), Partina (bosco di Partina, Carfina (torrente Carfalo, casa Carfalo, casa Carfalino), Retina (casa Redine), Tlesina (torrente Chiecina).


LA PRESENZA ROMANA

Sono meno numerosi i ritrovamenti di epoca romana, in quanto la colonizzazione da parte di questo popolo fu meno intensa di quella etrusca.
Uno dei monumenti più importanti del territorio montaionese è sicuramente la cisterna romana. E' situata in località S. Antonio nella zona denominata Il Muraccio, sulla strada provinciale che congiunge Montaione con Gambassi Terme. Fu scoperta negli anni sessanta e risale presumibilmente al secondo secolo d.C.
La cisterna è costituita da tre vasche separate da divisori in cui sono presenti delle aperture che consentono di avere dei vasi comunicanti. Molto probabilmente si tratta di una cisterna coperta con volte a botte; questo per analogia con altre cisterne dello stesso periodo giunte a noi in condizioni migliori.
Il reperto è una struttura per lo più interrata, dove l' unico elemento fuori terra di una certa rilevanza è costituito dal prospetto nord.
Si può notare la tecnica costruttiva di questo apparecchio murario in opus caementicum consistente in un muro a secco realizzato con miscela di malta di calce idraulica unita a pietra calcarea di piccola e media pezzatura insieme a frammenti di laterizio. L' opera cementizia era rivestita da un paramento di mattoni intervallati saltuariamente da file di pietre abbastanza squadrate di cui sono ancora visibili i resti ai piedi del muro.
La parte terminale ha una diversa pezzatura di pietra calcarea, di dimensioni maggiori rispetto a quella del nucleo centrale. La parte interna della stessa presenta ampie tracce dell' intonaco originale; la restante parte fuori terra è andata prevalentemente distrutta.
Il funzionamento avveniva per mezzo di una tubatura in direzione nord-nord est affondata in malta di calce. La cisterna ha una capacità di oltre 200.000 litri e presumibilmente doveva raccogliere le acque di una o più sorgenti, ancora presenti sulla pendice nord del Poggio all' Aglione. Si tratta di un serbatoio di decantazione, scolmo e distribuzione che doveva servire ad un abitato di grosse dimensioni situato a valle, di cui peraltro non è facile stabilire l' esatta ubicazione, anche se tracce di mosaici rinvenuti nei pressi dei sito ne avvalorano l' esistenza.
Altre testimonianze dell' epoca sono: la fornace romana di laterizi presso il Muraccio, venuta alla luce casualmente nel dopoguerra, con pile di mattoni e pianelle difettose e frammenti di grossi ziri,e la fornace di Bellafronte, scoperta dopo poco grazie al ritrovamento di un pozzo con gli scarti di vasi. Dalla zona di Figline provengono anche il mosaico ora nel museo comunale e il busto in marmo conservato presso la villa S. Antonio.


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