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Montaione


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CASTELLI, VILLE E DIMORE STORICHE


DAL MEDIOEVO

Dopo la colonizzazione romana, di scarso rilievo, questo territorio fu occupato dai Longobardi e da allora furono creati numerosi villaggi sulle cime delle colline, spesso fortificati, con chiese in stile romanico e palazzi comunali poiché quasi tutti furono liberi comuni. Qui di seguito ne riportiamo i più importanti dell' attuale territorio montaionese.
Da ricordare che dell' epoca abbiamo resti di dighe e di mulini lungo il fiume Evola; nei boschi si trovano i ruderi di fornaci di calce e laterizi e soprattutto di fornaci per la lavorazione del vetro che coi loro maestri dettero fama a Montaione in tutta Italia.
Fonti storiche ed archeologiche attestano che in Valdelsa la produzione del vetro costituiva già in epoca medievale una delle attività produttive più caratteristiche e qualificanti. Erano famosi in tutta Italia i bicchierai di Montaione e Gambassi. In un primo periodo le fornaci erano situate prevalentemente nelle vicinanze del bosco, per la comodità del rifornimento di legname e per evitare il pericolo di incendi nei centri abitati. Alla fine del XIV secolo esisteva anche una fornace da vetro all' interno della cerchia delle mura di Montaione.
La produzione vetraria raggiunse livelli considerevoli, avvantaggiandosi della vicinanza di vaste aree boschive per il legname e della presenza di affioramenti di Verrucano, ricco di silice (componente principale per la preparazione della massa vitrea) e di sabbie plioceniche ad alto contenuto di quarzo. Gli artigiani di Montaione godevano di grande rispetto e la loro professionalità veniva riconosciuta anche ufficialmente, come si evince da vari bandi emessi nel corso del XVIII sec. dal Granduca di Toscana con i quali i vetrai venivano protetti esplicitamente. Nel XVII-XVIII sec. molte fornaci erano addossate alle mura cittadine e i proprietari chiedevano ripetutamente il permesso di fare aperture nelle mura per facilitare l' introduzione della legna e l' espulsione degli scarti.
Molti ritrovamenti a Montaione e Gambassi terme hanno permesso di conoscere anche materialmente gli oggetti prodotti nelle fornaci. L' attività vetraria è continuata fino all' inizio di questo secolo.


IL COMUNE

Abbiamo notizie certe dell' organizzazione del territorio del Comune di Montaione solo nei secoli XIII e XIV con le comunità di Castelfalfi , Tonda, Jano- Camporena, Collegalli, Barbialla, Santo Stefano, Montaione e Castelnuovo, tutte situate nel distretto di San Miniato, il quale aveva un ruolo di stato cuscinetto fra le Repubbliche di Firenze, Pisa e Siena. Non fu facile la vita di queste comunità di frontiera, perché frequenti erano i casi di invasioni, saccheggi e incendi.
Alla fine del XIV secolo questi territori passarono sotto la "protezione" di Firenze, Montaione assorbì le piccole comunità e divenne un grande Comune con una espansione demografica massima di oltre 10.000 abitanti.
Nel periodo tra la fine dell' Ottocento e l' inizio del Novecento fu persa buona parte del territorio, quasi la metà, col passaggio di S. Quintino e Balconevisi al Comune di San Miniato, di Canonica e Larniano al Comune di San Gimignano; di Cedri al Comune di Peccioli, di Castelnuovo e Coiano al Comune di Castelfiorentino e infine nel 1920 col distacco dell' attuale Comune di Gambassi.


IL CASTELLO DI MONTAIONE

Per la prima volta lo troviamo citato nell' anno 981 come MONTACUNNI, ma la data più certa di paese cinto da mura e comunità organizzata é del 1257, nel distretto di San Miniato.
Il Castello ha conservato la sua caratteristica forma ovale sulla cima di una collina di gabbro: è ancora cinto dalle mura medievali e rimangono i passaggi delle due porte principali (Porta Grande o Fiorentina e porta Piccina o Pisana); ha la pianta tipica dei paesi medievali: una via di mezzo e la piazza centrale, due vie lunghe parallele (Borgo di Sopra e Borgo di Sotto) e molti vicoli che all' improvviso si aprono in graziose piazzette che portano dai nomi antichi: vicolo Tegoliccio, piazza della Concordia, via Mozza, vicolo Torto, vicolo della Fornace, vicolo della Torre, vicolo Medio, vicolo Buio, vicolo del Sole, vicolo dell' Orto, via del Giglio, vicolo della Rosa, la Cittadella, vicolo del Fiore, ecc. Sulla piazza gli edifici più importanti erano la chiesa e il Palazzo Pretorio e nel mezzo la torre campanaria. Tipiche dei vicoli e delle piazzette erano le botteghe artigiane dei vasai e dei fabbri, le fornaci di tegole e di vetri.
La cinta muraria è ben visibile ancora oggi, ma dal Settecento le case sono state allargate incamerandone dei tratti e sulle ripe sono stati impiantati orti e giardini. Le due porte furono distrutte nel 1944 dai Tedeschi in ritirata.


IL CASTELLO DI CAMPORENA

Il castello di Camporena fu costruito dai Samminiatesi nel 1122 e fu subito rivendicato dai Pisani. Nel 1231 Camporena era un comune e fece atto di sottomissione a San Miniato per avere le stesse leggi e per ottenerne la protezione, in cambio ogni anno doveva portare un cero di dieci libbre alla chiesa di Santa Maria a San Miniato.
Dopo un primo periodo di controllo pisano, il comune divenne dominio fiorentino nel 1329. Nello stesso anno la Signoria di Firenze dispose la distruzione del castello per evitare che cadesse di nuovo in mano nemica. Oggi è possibile vederne scarsi resti, ma non sono di facile accesso.
Nel medioevo fu molto importante la selva che prese il nome da questo castello. Allora era ancora più estesa e per il controllo e lo sfruttamento di questo ampio spazio forestato, ricco di cerri, castagneti, macchie e radure, molte furono le controversie. Ne rivendicavano la giurisdizione il comune di San Gimignano, il vescovo di Volterra, gli uomini di Castelfiorentino e, fino al 1370 anche il comune di San Miniato. Il bosco rappresentava una riserva di combustibile per la manifattura vetraria di Montaione e Gambassi, mentre per San Miniato era una importante risorsa di legname e per il pascolo dei suini. Fino al secolo XVI la selva appartenne alle municipalità che, pur in lotta tra loro, garantirono ai coloni la possibilità di accedervi. La soluzione del contenzioso, ad opera del governo mediceo, determinò la confisca della selva e la distribuzione agli enfiteuti.


IL CASTELLO DI VIGNALE

Vignale si trova citato per la prima volta nei diplomi di Federico Barbarossa del 1161, poi di Arrigo VI del 1193, di Ottone IV del 1209 e di Carlo IV del 1355.
Nel 1186, per volontà di Arrigo VI, Vignale, come Barbialla e Castelfalfi, fu diviso tra il vescovo di Volterra e i conti della Gherardesca. Qui passava il confine fiorentino prima con San Miniato e poi con Pisa, e qui Firenze e Volterra firmarono l' accordo di concordia il 9 giugno del 1338.
Dopo l' ultima guerra il castello fu abbandonato e oggi sono visibili soltanto pochi ruderi nel fitto bosco. Si possono vedere il vecchio mulino, il giro dei bastioni e più sopra la chiesa e la canonica, entrambe abbandonate.


IL CASTELLO DI COLLEGALLI

Fu il castello dei conti di Collegalli, sotto l' alto dominio della Repubblica di Pisa e per qualche tempo su questo castello ebbero giurisdizione temporale anche i Vescovi di Lucca.
I conti di Collegalli si sono spesso distinti per meriti militari. Nel 1312 si tenne la battaglia di Barbialla, quando i nobili fecero prigionieri i soldati pisani che tornavano dall' assedio di Firenze da parte di Arrigo di Lussemburgo. Da allora molti discendenti sono stati valenti ufficiali nell' esercito di Firenze.
Collegalli nel 1370 fu separato dal territorio di San Miniato e iscritto al contado di Firenze che vi stabilì una podesteria per dirimere i contrasti tra i popoli di Collegalli, Santo Stefano, Barbialla e Coiano. Il tribunale più tardi fu incorporato da quello di Montaione. Il castello è stato successivamente trasformato in villa e fattoria e dall' inizio del secolo appartiene alla famiglia Burgisser.


IL CASTELLO DI FIGLINE

Il luogo era sicuramente abitato in epoca etrusca e romana, considerati i vari reperti di teli epoche rinvenutivi e la presenza della cisterna romana fa pensare anche all' esistenza di una villa patrizia romana. Nel medioevo vi nacque un castello fortificato, che già nel 1297 era stato distrutto e abbandonato.
Successivamente vi fu eretta la villa, la chiesa e gli annessi agricoli. Nel 1452 l' edificio, di proprietà della famiglia Figlinesi, fu venduto a Ser Giovanni di Simone da Filicaja. Fu qui che nel 1623, ospite dei da Filicaja, Michelangiolo Buonarroti il Giovane compose il poema "L' Ajone" riscrivendo le leggende circolanti sulla fondazione di Montaione e l' arrivo dei da Filicaja. Qui visse, tra gli altri, il poeta Vincenzo di Braccio da Filicaja (Firenze, 1642-1707). E' di proprietà dei Conti Antonio e Marita Nardi-Dei da Filicaja-Dotti..
Vincenzo Da Filicaia ebbe grande fortuna come poeta, le sue Canzoni in occasione dell' assedio e liberazione di Vienna (1684) furono apprezzate anche dall' imperatore d' Austria e dal re di Polonia; fu chiamato a far parte dell' Accademia Reale creata da Cristina di Svezia a Roma, fece parte dell' Accademia della Crusca e degli Apatisti. Cosimo III lo fece senatore e nel 1696 lo nominò governatore di Volterra, nel 1700 governatore di Pisa. Terminò la sua attività pubblica a Firenze nella Magistratura delle Tratte.


IL CASTELLO DI BARBIALLA

Il castello di Barbialla fu signoria dei conti Cadolingi e dei conti della Gherardesca già prima del 1109. Per metà fu poi attribuito alla giurisdizione dei vescovi di Lucca, e nell' anno 1186 passò ai vescovi di Volterra al tempo di Ildebrando Pannocchieschi; successivamente fu annesso al Comune di San Miniato. Nel 1370 il castello di Barbialla fu aggregato a Firenze. Nel 1431 fu riconquistato dai Pisani guidati da Niccolò Piccinino, poi fu liberato dai Fiorentini, e saccheggiato da Bernardino degli Ubaldini. Fu podesteria per Barbialla, Santo Stefano, Collegalli e Coiano. Esisteva a Barbialla un ospedale per i pellegrini e i viandanti. Il castello è stato trasformato in villa in epoca recente, negli anni ' 70 è stata proprietà dei Ferruzzi e in parte restaurata da Raul Gardini. Oggi la tenuta è di proprietà di una società straniera, il villaggio è abitato soltanto dai dipendenti che vi lavorano.


IL CASTELLO DI TONDA

L' imperatore germanico Ottone IV nel 1212 assegnò il feudo di Tonda a due nobili fratelli pisani, Ventilio e Guido di Ildebrandino: il castello con tutte le sue pertinenze, corte, abitanti ecc. Nel 1221 Corrado Vescovo di Spira, legato imperiale in Italia, confermò tale donazione. Poi parte del castello andò al conte Ranieri della Gherardesca, figlio di Ugolino, che aveva sposato Matilda figlia di Ventilio. Nel 1267 il Comune di San Miniato comprò il castello di Tonda per 833 lire, 6 soldi e 8 denari. Nel 1370 Tonda fece atto di sottomissione a Firenze e nel 1379 il castello fu staccato dalla Comunità di San Miniato e assegnato a quella di Montaione. A Tonda esisteva nel ' 300 un ospedaletto. La podesteria comprendeva Montaione, Tonda e Figline e il podestà risiedeva per metà tempo a Montaione e metà a Tonda. Gli abitanti nel 1551 erano 290 e nel 1839 ben 353. Il borgo, rimasto disabitato dopo l' ultima guerra, è stato restaurato negli anni settanta da una società svizzera e trasformato in struttura ricettiva.


IL CASTELLO DI CASTELFALFI

In origine Castelfalfi fu un insediamento longobardo iniziato con Walfredo figlio di Ratgauso capostipite della famiglia Della Gherardesca, che nel 475 cita Castelfalfi in occasione di una donazione alla badia di Monteverdi. Il nome deriva infatti dal longobardo Castrum Faolfi. Nel 1139 Ranieri per cento lire passò la sua parte del castello al vescovo di Volterra. Nel 1230 Castelfalfi si sottomise a San Miniato ed entrò a far parte del suo contado insieme a Tonda, Vignale e Camporena. Fu poi fra le ultime comunità ad arrendersi a Firenze. Nel 1200 il piviere di Castelfalfi aveva ben 13 chiese suffraganee: Impignano, Paterno, S. Mastiola, Vignale, Monti, Camporena, Piaggia, Collelungo, Tonda, Suvera, Cedri, SS. Annunziata, S. Maria Assunta e inoltre l' Ospedale Santa Croce di Tonda.
Nel 1383 aveva 65 fuochi con oltre 200 abitanti; nel 1551 i castelfalfini erano 315 e il massimo della espansione demografica forse si ha nel 1839 con ben 476 abitanti. Nel 1475 dallo sposo di Costanza de' Medici. Subì successive modifiche e fu saccheggiato e incendiato nel 1554 dalle milizie di Piero Strozzi al tempo della guerra tra Firenze e Siena. Oggi è una vasta azienda agraria con 1200 ettari di terreno, una trentina di case coloniche abbandonate e un borgo annesso al castello con una villa e un bel parco. La tenuta è interessata da un progetto di sviluppo in senso turistico grazie anche alla presenza di un campo da golf 18 buche.
Interessante da vedere la chiesa di San Floriano, bella costruzione in pietre squadrate di stile romanico.


IL CASTELLO DI SUGHERA

Abbiamo notizie del castello di Suvera (questa era l' antica denominazione) nel 1186 quando l' imperatore Arrigo VI lo donò al vescovo di Volterra Ildebrando Pannocchieschi. Nel 1528 la sua chiesa, dedicata ai Santi Pietro e Cerbone, fu assegnata in beneficio da Clemente VII a Benedetto Baldovinetti di Firenze, vescovo di Lucca. Nel 1745 aveva 124 abitanti e nel 1833 ben 244. Il borgo con la sua strada stretta fra vecchie case in mattoni, i suoi vicoli angusti, il pozzo nella piazzetta e i resti di una vecchia cappella, si è ben conservato ed è abitato. Non c' è più la vecchia chiesa che fu distrutta negli anni ' 70 per essere ricostruita non lontano.


IANO

Per la prima volta si parla della chiesa di S.Andrea in Alliano nel 1004 che Ildebrando Aldobrandeschi rifiutò al vescovo di Volterra. Il popolo di Alliano insieme a quello di Camporena nel 1321 si assoggettò al Comune di San Miniato al quale cedette alcuni terreni per avere in cambio la manutenzione delle strade pubbliche. Alla chiesa dei Santi Jacopo e Filippo di Iano furono annessi i popoli di Camporena e della Pietra. Attualmente il vecchio borgo si è ben conservato con la sua strada stretta e le case a schiera in mattoni e travertino di cui è ricca la zona.


IL CASTELLO DELLA PIETRINA

Il castello della pietrina era anticamente citato come La Pietra. Con tale nome si indica oggi il colle opposto che conserva i resti di una torre di guardia. Troviamo il nome citato per la prima volta in un documento del 1118, una donazione di due case della Pietra alla Pieve di San Gimignano.
Il castello della Pietra fu dominio di signorotti locali e nel 1170 fu venduto ai nobili Cavalcanti di Volterra. E' compreso nell' elenco dei feudi concessi dall' imperatore Arrigo VI al Vescovo di Volterra Ildebrando Pannocchieschi nel 1186. Nel 1300 fu conquistato da San Gimignano e ne seguì le sorti nella sottomissione a Firenze. Sul finire del secolo tal Giovanni di Francesco de Rossi di Firenze conquistò il castello e il cassero della Pietra. Si arrese presto e restituì il castello in cambio del perdono.
La chiesa dei santi Andrea e Agata alla Pietra era sottoposta ai Camaldolesi della badia dell' Elmo (Santa Maria di Adelmo).
E' possibile vedere adesso soltanto i resti di due torri, una cantina, una chiesette recente (Santuario della Madonna della Pietrina) da cui si può ammirare un panorama bellissimo in direzione di Volterra.


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